Cappella votiva di Piè di Cammoro (PG)

La cappella votiva (o edicola) della Madonna di Loreto, ex hospitium per pellegrini e viandanti di S. Spirito, molto frequentata dal tardo medioevo, si trova lungo la via della Spina, nella località Piè di Cammoro, frazione del comune di Sellano (PG) nel tratto che collegava Spoletium a Plestia.  Piè di Cammoro era un piccolo scalo del Castello di Commoro (Castrum Cammori), punto di ristoro e pernottamento ed importante nodo viario della via Lauretana già dal 1334 per la presenza di una chiesa dedicata al Santo Spirito con annesso un ospedale omonimo.. La costruzione è  un lungo edificio a tre piani, parallelo alla strada ed affiancato da una stalla fienile.

L’ex hospitium viene così descritto da Don Mario Sensi[1]:

 “un albergo del XVI sec. con incorporata una cappella lauretana, dipinta nel 1515 da Paolo Bontulli da Percanestro e una serie di graffiti lasciati dai pellegrini del sec. XVI.”

“(…) [ha] l’aspetto di un grande albergo del sec. XV: un lungo edificio a tre piani, parallelo alla strada e affiancato da una stalla-fienile (…) L’ingresso e le scale conservano la volta a botte. Giunti al piano superiore, un piccolo corridoio ci immette in un cortile interno dove notiamo un pozzo con vera: il proprietario, che ci fa da guida, ci spiega che fino a pochi anni fa quel pozzo veniva utilizzato per le necessità della casa. Saliamo quindi al secondo piano: le antiche stanze da letto sono tutte in abbandono, (…) questo edificio per la sua importanza meriterebbe una pubblicazione tutta propria“.

Sempre il Sensi indica la cappella votiva come “contra pestem“, ciò dedotto dalle figure rappresentate all’interno quali S. Rocco, S. Sebastiano e Sant’Antonio particolarmente invocati contro la peste e le epidemie in genere ed inoltre si può associare ai tragici eventi pestilenziali che caratterizzarono lo Spoletino tra la seconda metà del XV secolo e i primi anni del successivo.  La Cappella, oggi al di sotto del livello stradale, è sicuramente il più significativo sito religioso esistente lungo la via della Spina, sia per la sua posizione a ridosso della strada, quindi facilmente fruibile da viandanti e pellegrini, sia per la presenza di un cancello al posto della porta che essendo sempre aperto ne garantiva la fruibilità in qualsiasi momento della giornata.

Gli affreschi, il cui stato di conservazione è decisamente precario, sono stati attribuiti al pittore Paolo Bontulli di Percanestro di Camerino e sono stati eseguiti nel 1515. Sulla parete di fondo cui è addossato l’unico altare, è effigiata l’immagine della Madonna di Loreto, la Vergine con Bambino benedicente che regge l’eucumenicon, cioè un mappamondo entro tabernacolo sorretto da due angeli, fra i santi  Sebastiano, a sinistra e Antonio da Padova a destra come si legge nella didascalia sottostante: ATON(ius de Padua) con la data ANNO DOMINI 1515. Sulla volta a botte, al di sopra dell’altare, un Agnus Dei. A destra la Madonna di Loreto, con il Bambino che stringe fra le mani un uccello, simbolo dell’anima[2].  Il Lascaris nella sua visita pastorale del 1713 la pone come jus patronato della famiglia Quaglia i cui discendenti ne hanno mantenuto il possesso fino ai nostri giorni[3].

La presenza di numerose iscrizioni lungo le pareti ci fa scoprire la presenza di pellegrini romei nordeuropei che hanno transitato lungo la via della Spina. Due le testimonianze esposte ampiamente visibili sulla parete sinistra, entro l’affresco del Crocifisso con ai piedi San Rocco,  santo che occupa la posizione normalmente di S. Giovanni:

Ongierlande

X Fr Heeghem X

(monogramma)

 

Bosiepomosine edárne
Roniegenue Rome,
sinu a dì 16
de ottobre 1585

La bella scritta in rosso “Ongierlande / X Fr Heeghem X” dovrebbe essere stata lasciata da un pellegrino proveniente dalle Fiandre e precisamente dall’antica contea di Ogierlande (Heeghem, oggi Egem, potrebbe essere il toponimico).  La seconda di diversa mano, più incerta e probabilmente di un pellegrino diretto a Roma, è in serbo croato antico ed il testo è così traducibile: Dio aiutami e fammi la grazia di poter terminare il pellegrinaggio a Roma entro il 16 Ottobre 1585.

Analizzando la mise en page, la seconda scritta posta subito più in basso rispetto alla prima, termina in una zona molto meno visibile per la presenza dello sfondo più scuro, ma obbligata dalla mancanza di spazio scrittorio. Questo induce a pensare che dovrebbe essere stata scritta posteriormente alla prima, e questo collocherebbe la testimonianza belga in periodo contemporaneo o precedente all’anno 1585 (termine ante quem).  La presenza di un’iscrizione fiamminga nella cappella dedicata alla Madonna di Loreto è singolare, ma pertinente.  Nella società belga di quei tempi, e in quella fiamminga in particolare, il tema del ricorso alla protezione della Vergine era quanto mai diffuso, tanto che si può dire che il culto mariano entrò a far parte integrante di tale società.  Basti pensare che ai tempi dei principi Alberto e Isabella che governarono il Belgio agli inizi del 1600 la devozione mariana prese addirittura un’aria di rivincita e di trionfo contro il protestantesimo imperante. Isabella fece costruire nel 1621 presso la chiesa dei Santi Jean e Etienne dei Minimi di Bruxelles una cappella perfettamente identica alla “Santa Casa” di Loreto; la stessa sovrana, nel 1622, in ricordo di un suo pellegrinaggio alla Madonna della Pace di Basse-Wavre, fece porre sulla facciata della casa reale, di fronte al palazzo comunale di Bruxelles, una statua di Maria con la scritta: “A peste, fame et bello, libera nos, Maria Pacis[4].  Delle fonti rimaste, interessante un diario del 1518 di un mercante di seta fiammingo di nome Jacques le Saige che, in linea con la maggior parte degli altri pellegrini dello stesso periodo, partendo da Douai,  capoluogo culturale delle Fiandre e diretto a Roma con un gruppo di amici, passa per Loreto[5].

Vi sono altre firme fiamminghe che si aggiungono a quella appena descritta: tra i segni si distingue quello di un certo Jan Dosechef (?) che si firma nel 1554 ed un’altra di un certo Henrieg del 1561, un altro pellegrino proveniente delle Fiandre e precisamente dalla città di Hoegaarden:

Hoegardia
…..
Henrieg Raleng

A queste testimonianze del XVI secolo si sommano infine una gran quantità di scritte più recenti ad inchiostro o a carboncino del XIX secolo. Sono testi e disegni a carattere devozionale tra cui spicca addirittura una splendida raffigurazione di un soldato di fanteria ottocentesco:

Edicola di Piè di Cammoro – Iscrizioni ottocentesche

 

Per approfondimenti storico-artistici sulla cappella della Beata Vergine di Piè di Cammoro clicca qui.

NOTE E BIBLIOGRAFIA

[1] M. Sensi, Itinerari giubilari di Foligno op. cit. pp. 60-64
[2] L. Rambotti, Spina e il suo territorio storia ambiente e tradizioni popolari, Ediz. Artegraf, Pro Loco Spina di Campello 2013
[3] Cfr. M Francisci, A. Bianchi, Cammoro nella Storia. Un Castello a guardia della via della Spina, Comunanza Agraria di Cammoro 2001.
[4] J. Hilton, Chronograms, 5000 and more in number excerpted out of various authors and collected at many place, University of California Libraries, 1882
[5] J. Le Saige, Voyage de Jacques Le Saige, de Douai à Rome, Notre-Dame-de-Lorette, Venise, Jérusalem et autres saints lieux, H.-R. Duthilloeul (ed.), Douai, A. d’Aubers, 1851, p. 32: «Après que nous eusmes disnés nous allasmes veoir léglise de nostre dame». Un riferimento interessante riguarda il numero di pellegrini in visita a Loreto; Le Saige afferma che un amico “aveva valutato che il numero di persone che aveva visitato Loreto in due settimane era equiparabile ai visitatori di Notre Dame de Haulx (Halle vicino a Bruxelles) di un anno

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